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L'innovazione del prodotto verso la sostenibilità come propulsore per uscire dalla crisi generando competitività
Maggio 2012


Forse la più grande rivoluzione a venire, dopo quella di Internet, sta nel riconoscere che nel consumatore sono nate nuove esigenze, non più esclusivamente individuali ma collettive, legate alla nostra responsabilità come specie umana verso i nostri discendenti e verso il futuro del pianeta in cui viviamo.

Il nuovo mensile del Corriere della Sera “Sette Green” a maggio del 2011 riportava i risultati di una ricerca di GPF, secondo la quale il 48,6% degli italiani sta già acquistando prodotti ecosostenibili e ben il 64,5% afferma che il fattore green è discriminante tra due marche a parità di altre condizioni, mentre il 10% è disposto anche a spendere di più per i prodotti ecocompatibili. Quel che è certo è che l’approccio green è sempre meno di nicchia e sempre più diffuso tra le persone.

Proprio da questa consapevolezza inizia la fine della dicotomia tra esigenze economico/commerciali dell’azienda manufatturiera ed esigenze ambientali; una dicotomia sempre più apparente e meno reale.

Il fatto che il mercato del “prodotto verde” sia sempre meno di nicchia e sempre più diffuso lo dimostrano le imprese italiane sempre più “green”. Il rapporto GreenItaly 2011, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, riporta che tra il 2008 e il 2011 il 23,9% delle aziende attive nella Penisola ha investito in tecnologie, processi e prodotti eco-sostenibili.

Questo è il momento in cui è necessario pensare a nuovi prodotti in chiave “sostenibile”, perché un prodotto orientato alla sostenibilità è indiscutibilmente più competitivo.

Inoltre, riprogettare un prodotto con l’ottica della sostenibilità significa: ridurre gli sprechi, ridurre l’utilizzo di materie prime e di scarti, sostituire la dove possibile le materie prime utilizzate con materie prime seconde riciclate, pensare al futuro fine vita del prodotto e quindi ad un più facile disassemblaggio, ridurre la presenza di componenti pericolosi; tutto ciò significa anche: riduzione di costi.

L’innovazione del prodotto in chiave sostenibile è un intervento a doppia valenza: garantisce benefici diretti dovuti alla riduzione costi e saving ottenuti e  benefici indiretti dovuti all’aumento di competitività.

 


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Come conciliare le esigenze di sviluppo con le necessità finanziarie conseguenti.
Febbraio 2012


In un momento in cui le Aziende soffrono in generale di un problema di liquidità, dovuto sia ai forti ritardi nei pagamenti dei Clienti sia al “credit crunch”, occorre avere la capacità di eccellere nel presentare con chiarezza e trasparenza la propria idea di business alle banche. 
Questo è il momento in cui è necessario pensare a nuovi prodotti e servizi, ricercare nuovi assetti organizzativi ed accrescere le competenze tecniche, manageriali e finanziare.
Aziende che investono possono essere più forti anche con le Banche, soprattutto per le Aziende che dimostrano di avere una capacità tecnica-organizzativa di intervenire sui fattori di costo per cercare una maggiore redditività e che sono in grado di evidenziarlo in modo convincente per farsi finanziare progetti di miglioramento.
L’alternativa al Sistema Bancario può essere il ricorso al “Private Equity” soprattutto per Aziende con buoni “margini operativi lordi”, che cercano finanziamenti per la propria crescita, l’internazionalizzazione del proprio mercato, la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, operazioni non completamente raggiungibili con il solo canale bancario.
Il fondo di Private Equity è a sua volta fortemente alla ricerca di Aziende da acquisire in settori di mercato che consentano un buon incremento di redditività in un periodo di 4-5 anni e buone possibilità di un disinvestimento finale; generalmente il fondo richiede all’attuale azionista di rimanere in Azienda per contribuire allo sviluppo del business, magari monetizzando in parte il valore dell’Azienda, creando insieme un plusvalore finale.
Anche in questo caso, qualora esistano le condizioni iniziali necessarie, occorre definire un primo business plan preliminare (anche minimale) che possa servire da prima referenza e presentazione ad un qualsiasi Fondo.


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L'incontro tra domanda e offerta nel "private equity".
Dicembre 2011


L’accedere ad una corretta erogazione di finanziamento per sostenere la crescita e la competitività della propria Azienda è certamente un’attività oggi fondamentale anche per chi ha prodotti e processi produttivi validi; dire che questo costituisce un problema importante per l’Azienda forse oggi si rischia di apparire ottimisti, perché il problema è ovviamente molto più grave.
Di contro assistiamo anche ad una ricerca di Aziende da “sostenere” da parte di Fondi di “private equity”, senza fare riferimento a quelli “governativi”, che per ragioni di tempo, carico di lavoro, carenza di conoscenza reciproca etc., di fatto rendono difficile l’incontro della “domanda – offerta” e a volte la rendono troppo lunga nel tempo rischiando di vanificare gli interventi peraltro possibili.
In ogni caso dopo aver fatto chiarezza sugli aspetti inerenti il mercato di appartenenza e quelli civilistici-fiscali, per avere un giudizio completo di fattibilità preliminare di operazioni di finanziamento rimane lo scoglio della comprensione dell’effettiva capacità dell’Azienda di crescere a livello di redditività per diventare “interessante”.
Questa è sicuramente un’attività che il mercato ci sta chiedendo e sulla quale siamo fortemente convinti di poter crescere.


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